Rezension über:

Gabriella Zarri: Uomini e donne nella direzione spirituale (secc. XIII-XVI) (= Uomini e mondi medievali; 51), Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo 2016, XX + 296 S., ISBN 978-88-6809-122-4, EUR 40,00
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Rezension von:
Pietro Delcorno
University of Witwatersrand, Johannesburg
Redaktionelle Betreuung:
Ralf L├╝tzelschwab
Empfohlene Zitierweise:
Pietro Delcorno: Rezension von: Gabriella Zarri: Uomini e donne nella direzione spirituale (secc. XIII-XVI), Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo 2016, in: sehepunkte 18 (2018), Nr. 3 [15.03.2018], URL: http://www.sehepunkte.de
/2018/03/30215.html


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Gabriella Zarri: Uomini e donne nella direzione spirituale (secc. XIII-XVI)

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Raccogliendo in un unico volume nove saggi pubblicati tra il 1991 e il 2012, Gabriella Zarri offre un ricco panorama sulla direzione spirituale e, più in generale, sui rapporti tra uomini e donne nel campo della cura animarum. La ricerca si focalizza, programmaticamente, sul protagonismo femminile, osservando come "per lo più considerate oggetto di 'cura', non di rado le donne hanno svolto funzioni tradizionalmente assegnate a sacerdoti e religiosi, assumendo talvolta il ruolo di guida spirituale, di predicatrice, di 'Maestra'" (XI). Se una certa flessibilità nell'assumere questi ruoli domina gli ultimi secoli del medioevo, il volume mette in luce un duplice dinamismo: da un lato la spinta verso una progressiva clericalizzazione del compito di direttore spirituale, tale da configurare "una nuova professione" (45); dall'altro il perdurare della possibilità per le donne di guadagnarsi uno spazio di autorevole consiglio e guida, utilizzando precisi schemi retorici, quale ad esempio il topos del "riconoscersi ignorante e di scrivere per comando di Dio" (93). In questo modo, l'affermarsi di una parola femminile, posta nel contesto della profezia, era accompagnato "dalla negazione della sua autorialità" (94). Questo almeno in ambito pubblico, là dove le comunità religiose femminili o il rapporto personale tra maestro/a e discepolo/a permettevano, anche in epoca moderna, inversioni di ruoli o uno scambio tra pari.

Dopo una rapida premessa (XI-XVII), il volume si divide in due parti: la prima intitolata "Uomini e donne nella direzione spirituale: Direttive ed esperienze" (1-190) e la seconda "Madri spirituali e predicatrici" (191-279). In realtà si potrebbe dire che i primi tre saggi formino un ampio inquadramento, là dove i successivi analizzano una serie di casi in cui la relazione di direzione spirituale, e il protagonismo delle donne in essa, venne concretamente vissuta.

I primi due saggi forniscono le coordinate fondamentali per una storia della direzione spirituale dal medioevo all'età moderna, mettendo in luce in particolare lo spartiacque decisivo costituito dalla posizione assunta da Jean Gerson († 1429) riguardo al consilium e alla discretio spiritum, là dove egli pose come "arbitro della scienza dei santi [...] il provato teologo" (29), guardando invece con sospetto alle forme di carisma o profezia femminili, in primis dando parere negativo sulle revelationes di Brigida di Svezia († 1373). Se già nel Quattrocento, con la diffusione di pratiche monastiche negli ambienti del laicato devoto, "il fedele diventa oggetto di una cura individualizzata dell'anima" (80), è nell'età moderna che la direzione spirituale diviene una pratica diffusa, tanto da sovrapporsi e fare concorrenza alla confessione. Mettendo in luce l'intrinseca dinamica tra "obbedienza al padre spirituale e persistenza della libertà individuale" (72), Zarri giustamente invita a leggere la direzione spirituale come componente essenziale di quel "processo di autocoscienza" che costituì "la cifra dominante del cattolicesimo europeo in età moderna" (73). In questo processo, la direzione spirituale è uno dei canali determinati di un disciplinamento "che si basa sulla repressione del dissenso ma anche sulla interiorizzazione dei nuovi modelli proposti" (43). In questo senso, il Cinquecento costituisce un secondo momento di svolta, in cui l'istituzione ecclesiale "tende a trasformare la 'cura' delle anime in 'controllo' delle anime" (XV).

Il terzo saggio, "Predicatrici e madri spirituali: Il carisma, lo spazio, il pubblico" (89-104), inquadra il protagonismo femminile sottolineando - con tocco polemico - che "la predicazione femminile in ambito cattolico [...] è soprattutto un mito" (91), là dove non era riconosciuta alle donne la possibilità di "una proclamazione pubblica della parola" (92). Diverso è il caso degli interventi profetici, dove le donne si presentano come strumenti agiti dall'intervento divino, e quello della "sacra conversazione", cioè dell'insegnamento impartito ex officio dalla badessa alle altre monache, come per la clarissa Chiara Bugni († 1514) a Venezia [1], o da una madre spirituale a un ristretto numero di discepoli, come per Tommasina Fieschi († 1534) a Genova. In tal senso era netta l'autocoscienza della domenicana Domenica da Paradiso († 1553). Commentando il celeberrimo mulieres in ecclesiis taceant (1 Corinzi 14,34), la religiosa affermava che in visione l'apostolo Paolo stesso le aveva chiarito come nessuno doveva tacere se ispirato dallo Spirito. Non si trattava però di rivendicare l'accesso al pulpito per le donne, perché nella stessa visione esse erano accostate agli animali: "Io [Paolo] dunque non ho parlato contro il Signore, il quale non solo può far parlare e predicare le donne, ma anco le bestie. Vuole alle volte servirsi di certi strumenti idioti, per narrare la sua sapienza [...]" (103). In un altro testo, richiamando con l'apostolo come "l'ufficio del predicare ed insegnare pubblicamente nelle chiese non si conviene alle donne", Domenica da Paradiso riaffermava la distinzione tra spazio pubblico e privato, lasciando aperta la porta alle eccezioni: "perciò egli [Paolo] disse che vergognosa cosa era alle donne la pubblica predicazione, ma non già la privata. E quando Dio eleggesse, come talvolta elesse, quel sesso infermo a portar pubblicamente la sua parola, egli è il Padrone, [...] mostrando quanto egli possa operare, usando anche strumento debole e fiacco" (104). [2]

I successivi saggi indagano una serie di esperienze concrete di direzione spirituale tra fine Quattrocento e Cinquecento. Due capitoli ripercorrono, da prospettive diverse, la vicenda del gruppo di donne del patriziato bolognese, guidate dalla direzione spirituale di don Leone Bartolini, largamente esercitata in forma epistolare. Bartolini era un prete secolare di Porretta, legato al movimento savonaroliano cinquecentesco (nello specifico agli ambienti lucchesi) e per un certo momento vicino ai primi gesuiti attivi a Bologna, prima che i sospetti sulla sua ortodossia lo rendessero non più gradito ai discepoli di Ignazio di Loyola. L'importante carteggio tra Bartolini e le gentildonne bolognesi si colloca quindi in un contesto dai confini ancora in movimento, parallelo allo svolgimento del Concilio di Trento. Il carteggio è un documento eccezionale che, coprendo gli anni 1545-1563, permette di entrare nelle pieghe della vita di queste donne e delle tensioni, familiari e sociali, che le loro scelte comportarono, come mette in luce la vicenda di Ginevra Gozzadini dall'Armi († 1567), il cui profilo è racchiuso dalle definizioni: "gentildonna bolognese", "moglie infelice", "devota e patrona". [3]

Se le gentildonne bolognesi da discepole diventeranno patrone, fondando il monastero di Santa Maria degli Angeli, nei successivi contributi la studiosa mette in luce il ruolo di madri spirituali e 'predicatrici' della clarissa Camilla Battista da Varano († 1524), dell'agostiniana Laura Mignani († 1525) e della già citata Chiara Bugni, capaci di esercitare un ruolo di direzione spirituale verso religiosi, laici e consorelle. L'analisi di queste religiose illustra inoltre tre generi diversi di scrittura: l'autobiografia; il consiglio spirituale esercitato attraverso la corrispondenza epistolare; i sermoni alle monache quale forma di predicazione legata all'ufficio di badessa.

Complessivamente, il volume fornisce un chiaro inquadramento dell'evoluzione e dell'importanza della direzione spirituale tra medioevo e prima età moderna, accompagnandolo con una nutrita serie di studi specifici che permettono di cogliere - nel concreto e al di là di eccessivi schematismi - come il rapporto spirituale tra uomini e donne poteva prendere forma nell'Italia tra Quattro e Cinquecento. Mettendo in luce sia le dinamiche che progressivamente delegittimarono l'iniziativa femminile in questo campo, sia gli spazi di libertà e le strategie adottate da diverse donne per affermare la propria voce quali guide, maestre, amiche spirituali, gli studi di Gabriella Zarri costituiscono un utile strumento per chi, senza schematismi, si interessa di storia religiosa e della formazione dell'autocoscienza moderna.


Note:

[1] Su questa clarissa e i suoi sermoni, oltre all'ultimo saggio del volume (251-279), si veda, La vita e i sermoni di Chiara Bugni clarissa veneziana (1471-1514), a cura di R. C. Mueller e G. Zarri, Roma 2011.

[2] Le citazioni sono tratte rispettivamente da, I sermoni di Domenica da Paradiso: Studi e testo critico, a cura di R. Librandi e A. Valerio, Firenze 1999, 159 e da Domenica Da Paradiso: Scritti spirituali, a cura di G. Antignani, 2 voll., Poggibonsi 1984-1985, I, 287.

[3] Il carteggio è stato recentemente ripubblicato: G. Zarri: Dilexit multum. Il carteggio tra don Leone Bartolini e un gruppo di gentildonne bolognesi negli anni del Concilio di Trento (1545-1563), Firenze 2016.

Pietro Delcorno